10 giugno 2016 Beentouch

Come cambiano i paesi in via di sviluppo

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Ci sono ancora paesi in via di sviluppo?

Cambia il concetto di paesi in via di sviluppo

Siamo abituati a sentire e usare la forma paesi in via di sviluppo quando pensiamo ai paesi africani al di sotto del deserto del Sahara, ai paesi del Medio Oriente, all’India, al Brasile, alle Filippine, alla Malesia, Thailandia, ecc. 

Con questa definizione si intende una nazione la cui economia (rurale, non avanzata) non fa ancora registrare livelli paragonabili ad altri paesi sviluppati (basati su industrie e servizi). Questo perché partono da contesti storici che ne hanno tenuto a freno lo sviluppo.

Un paese in via di sviluppo vede al suo interno importanti contraddizioni: da un lato la diffusa povertà, spesso estrema, che costringe le persone a vivere di stenti. Paesi in cui spesso la classe media non esiste e si vedono poche famiglie molto ricche e numerose in condizioni vicine alla miseria. Dall’altro lato, invece, soprattutto negli ultimi anni si verifica una veloce diffusione di elementi che, seppur non costituendo ancora una “soluzione” totale, avvicinano questi paesi al benessere.

Digitale in primis

L’impatto delle tecnologie su ciò che le persone possono realizzare è sorprendente. Le comunità si organizzano, le aziende si fanno notare al mondo e riescono a tessere rapporti con i clienti, si genera occupazione. L’assistenza medica è più veloce, l’istruzione fa un salto di qualità. Il digitale è uno dei motori più potenti di questa ondata di progresso che sta positivamente travolgendo questi paesi.

In che senso? Non ci sono più paesi in via di sviluppo?

Assolutamente no. Significa che quei paesi hanno molto più potenziale rispetto a quello che si può pensare con lo stereotipo dell’estrema povertà. Un sinonimo può venire incontro per capire meglio: economia emergente.

Cos’è un’economia emergente?

È un paese che, seppur partendo dai livelli minimi dello sviluppo umano, sta vivendo una fase di crescita molto rapida che lo porta ad essere osservato con interesse da altri paesi con economie più robuste.

Soprattutto negli ultimi decenni le cose sono cambiate di molto. Programmi di incentivazione dello sviluppo, di welfare e assistenza di alcune organizzazioni mondiali (tra cui la World Bank), insieme al lento ma costante diffondersi del digitale, hanno fatto sì che potessero balzare in relativamente pochi anni a livelli considerevoli in maniera molto più veloce del previsto.

Qui un breve cenno su come la comunicazione abbia fatto la sua parte:

Non ci sono molti computer, ma ci sono tantissimi smartphone. L’uso di internet in mobilità è vitale qui. Un set tutto nuovo di possibilità è alla portata di tantissime persone che prima non ne avevano accesso. In primis i giovani, che entrando in contatto nuove idee, spunti ed opportunità potranno guidare una ripresa economica senza precedenti. Bisogna però ancora fare i conti con le infrastrutture (energetiche, di rete, dei trasporti) che sono ancora limitate. Internet c’è, è alla portata di (quasi) tutti ma non ha certo la velocità cui siamo abituati in occidente. È chiaro quindi che si apre una porta per tutte le aziende che, dotate di avanguardia tecnologica, possono offrire servizi alle popolazioni interessate anche con bassa connettività.

Per anni si sono usati metodi di misurazione errati

I modelli applicati per valutare le economie emergenti sono stati per anni gli stessi applicati ad economie molto più sviluppate. Ne consegue che non sono stati adatti a fotografare una situazione dove il potenziale dei paesi emergenti apre a molte più opportunità di quel che si pensava.

A dirlo, come ben riporta StartupItalia, è la Banca Mondiale. La World Bank è un’istituzione finanziaria internazionale che raccoglie diversi organismi allo scopo di uniformare i livelli di sviluppo e rendere possibile un progresso senza disuguaglianze tra diverse aree del mondo.

Recentemente, come emerge dal report, ha messo in atto un notevole cambio di rotta nel modo di considerare la questione: dall’assistenzialismo all’incoraggiamento e gli incentivi.

Il fulcro resta: ci sono delle aree a sud del mondo che devono ancora fare tanto. Dove, per meglio dire, si può fare tanto. È importantissimo il ruolo che queste “nuove” economie stanno assumendo nello scenario mondiale. Non solo stanno ottenendo risultati che tengono tutti a tenere gli occhi puntati su di loro, ma cambia proprio il paradigma dei rapporti internazionali. Il “nord” e il “sud” del mondo stanno via via perdendo di significato in un mondo connesso non solo digitalmente.

Tutti i paesi sono in via di sviluppo

Tutti i paesi sono in via di sviluppo?

Cambia solo la definizione. Il pool di esperti dell’ente ha studiato come, in fin dei conti, tutti i paesi del mondo stanno perseguendo lo sviluppo e sempre lo faranno. Certo, con velocità e differenze che è necessario colmare, ma è destino di ogni nazione inseguire l’innovazione a tutto tondo per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, perseguendo la pace.

Il cambio di prospettiva

Il cambio di obiettivi della Banca Mondiale

È vero che, con alcuni effetti della globalizzazione, dell’abbattimento delle frontiere e dell’ampliamento delle possibilità accade che:

  • i paesi “emergenti” si sviluppano a velocità senza precedenti, ma c’è ancora tanto da fare;
  • i paesi “sviluppati” stanno affrontando pesanti crisi.

La Banca Mondiale dichiara quindi che si passa da Obiettivi per lo sviluppo del nuovo millennio (linka Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (link). Non solo un cambiamento di linguaggio, ma di modo di vedere il mondo e di operare per renderlo un posto migliore in cui vivere. Per tutti.

I paesi in via di sviluppo restano, e vanno supportati per agganciarsi al treno dell’innovazione che nel nord del mondo siamo stati in grado di costruire. Mancano ancora le ferrovie che possano agganciare più di un miliardo di persone ad un livello di benessere comparabile. L’ISU, l’Indice di Sviluppo Umano è solo uno degli indicatori: per alzarlo dobbiamo procedere spediti.

I “paesi in via di sviluppo” hanno tantissimo potenziale da trasformare in benessere reale.


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